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Business 25 Marzo, 2020 @ 11:50

L’emergenza nelle imprese, parla l’a.d. di Balocco: “Noi anelli di una catena che non si deve spezzare”

di Matteo Rigamonti

Staff

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Alberto Balocco
Alberto Balocco, presidente e amministratore delegato Balocco (Courtesy Balocco)

A un mese dall’avvio dell’emergenza sanitaria legata alla pandemia da coronavirus, che è ancora in questi giorni la prima sfida da fronteggiare, il Paese sta cominciando a realizzare l’importanza anche dell’emergenza economica che si staglia all’orizzonte. Cassa integrazione, tagli e chiusure di linee produttive o intere attività non sono più l’eccezione, tanto che Confindustria ha tuonato: “L’economia di guerra costerà all’Italia 100 miliardi al mese”. Il presidente degli industriali Vincenzo Boccia invoca con forza “la fase 2”, mentre i sindacati, dopo aver minacciato uno sciopero, sembrerebbero vicini all’intesa col governo. Un momento delicato che ha spinto Balocco, storica azienda dolciaria del cuneese, ad anticipare di qualche settimana lo stop della produzione di colombe per dedicare l’intera capacità produttiva ai frollini da prima colazione. Rinunciando suo malgrado a una quota di stagionali e vivendo l’apprensione per una campagna, quella pasquale, che rappresenta una fetta importante del fatturato annuale (pari a 185 milioni di euro nel 2018). Alberto Balocco, presidente e amministratore delegato, alla terza generazione in azienda, così spiega a Forbes.it perché è importante che ognuno faccia la sua parte: “L’economia è oggi un sistema così integrato che nessuno può permettersi di essere autarchico, ognuno di noi dipende dall’altro”. Balocco è la seconda azienda italiana nel settore dei lievitati da ricorrenza con una quota di mercato domestico pari al 22% nel segmento Pasqua. Per quanto riguarda i prodotti continuativi è seconda nel segmento frollini con una quota a volume pari all’8%.

Quali difficoltà vi ha causato l’emergenza Covid-19?
In questo momento, per esempio, non è affatto semplice reperire eventuali pezzi di ricambio per l’impiantistica. E aziende come la nostra sono strutturate su sistemi di impasto, cottura, confezionamento così tecnologici e automatizzati, che basterebbe manchi una ventosa di gomma sulla testa di un robot che sposta una confezione per rischiare di dover fermare un intero processo produttivo. Per questo motivo è doveroso che ciascun attore della filiera produttiva sia ben cosciente di essere un importantissimo tassello dentro a un grande puzzle, indispensabile per normalizzare le attività di tutti e non andare nel panico. In tal senso devo dire che nutro qualche perplessità di fronte a chi invoca scioperi per la sicurezza dei lavoratori, dal momento che lavorare in sicurezza – laddove sono garantite distanze, dispositivi come guanti e mascherine, la disinfezione degli ambienti, ecc… – è possibile. Siamo tutti anelli di una catena che non si deve spezzare. Avere una visione parziale delle sfide in gioco in questo momento è qualcosa che può pregiudicare la prosecuzione di intere filiere.

Balocco
(Courtesy Balocco)

Anticipando la chiusura della linea produttiva dei dolci pasquali avete deciso di puntare tutto sui frollini. 
Degli otto impianti di produzione nel sito di Fossano, due sono dedicati ai lievitati da ricorrenza come, in questo periodo dell’anno, le colombe pasquali, mentre tutti gli altri sono dedicati ai prodotti continuativi, tra cui rientrano i frollini. Abbiamo interrotto con qualche settimana di anticipo la campagna pasquale per una doverosa prudenza in quanto, in questo momento, percepiamo un minimo rallentamento nell’esposizione al punto vendita della grande distribuzione di prodotti non a scaffale come colombe e uova di Pasqua. Invece, dal momento che gli italiani non possono più uscire di casa e sono fermi i consumi out of home, aumenta la domanda di consumi domestici, dove i biscotti da prima colazione rappresentano un genere di primaria necessità. E questa per noi è senza dubbio un’occasione di lavoro, ma è anche un dovere non farli mancare, nonostante le difficoltà che in questo momento stiamo incontrando.

Cosa comporta questa imprevista e parziale riconversione delle linee produttive?
L’operazione è stata semplice da un punto di vista organizzativo ma spiacevole: abbiamo, infatti, dovuto rinunciare, nostro malgrado, a una quota di lavoratori stagionali di cui ogni anno ci serviamo per fare fronte ai picchi di produzione legati ai lievitati da ricorrenza. E sappiamo bene che queste persone che sono rimaste a casa hanno famiglia e sono a loro volta consumatori. Mentre sui prodotti continuativi l’organico è standard. Essendo già normalmente organizzati su più turni, al netto di dover gestire procedure più stringenti per rispettare i decreti del governo, l’azienda è pronta ad affrontare l’emergenza e si sta muovendo in modo compatto e responsabile. Il personale dipendente, inoltre, sta reagendo in modo lodevole. Non dimentichiamoci che tra di loro ci sono molte donne che hanno figli a casa da gestire.

Siete preoccupati?
Un po’ di preoccupazione c’è ed è normale che sia così, visto il momento che stiamo attraversando come Paese. Per quanto riguarda la nostra azienda, invece, aspettiamo di vedere cosa succederà da qui alla Pasqua, che per noi rappresenta una campagna importante, che complessivamente può valere fino a quasi il 25% del nostro fatturato. Oltretutto c’è grande confusione e panico circa la possibilità di fare la spesa fuori dal comune di residenza: mi riferisco agli ipermercati di grandi dimensioni che è evidente non siano stati ideati per servire soltanto la popolazione del comune dove sorgono, altrimenti sarebbero sovradimensionati, ma rappresentano il punto di riferimento per bacini di utenza molto più ampi, a partire dai comuni limitrofi, dove magari ci sono solo piccoli negozietti in cui fare la spesa. Se in questi grandi ipermercati dovesse rimanere dell’invenduto, ciò potrebbe costituire un problema per molti.

Per quest’anno dovremo rinunciare alla colomba di Pasqua?
Assolutamente no. Noi abbiamo fatto la nostra parte, producendo e immagazzinando; ora siamo pronti a far trovare ai consumatori le nostre colombe, i retailer faranno la loro. Del resto anche il ministro delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, ha lanciato un appello sui social alla grande distribuzione con l’hashtag #iononrinuncioalletradizioni affinché siano assicurati nei negozi i prodotti della tradizione pasquale, che rappresentano un modo per far sentire tra le mura domestiche quel pizzico di normalità che le persone desiderano in questo momento di prova.

In che condizioni versa ad oggi il tessuto produttivo del cuneese?
Sebbene il Piemonte sia nella parte alta dei bollettini di questi giorni, quella del cuneese è una delle province meno colpite, essendo incastrata nelle Alpi e non essendo baricentrica del punto di vista della viabilità. Ma l’isolamento ci ha rallentato come tutti. In percentuale il problema è modesto, anche se, a livello di allarme, precauzione e sì paura, non siamo secondi a nessuno. Anche qui si registrano atteggiamenti analoghi alle altre province del Nord Italia dove invece, purtroppo, i contagi sono stati più importanti. La sensazione è quella di uno stato di guerra come ovunque.

La vostra azienda è una di quelle che ha visto la guerra, un paragone che ritorna in questi giorni. Cosa vi ha insegnato?
Personalmente ritengo che ciò che stiamo vivendo debba essere rapportato al sacrificio richiesto, che non è quello di dover andare al fronte ma rimanere a casa. Noi siamo più fortunati e privilegiati dei nostri avi e se loro sono riusciti a superare le avversità con maggiori difficoltà rispetto a noi, dovremmo farcela anche noi. Credo inoltre che questo momento possa lasciarci in eredità qualcosa di positivo come, per esempio, un maggiore senso di responsabilità sociale, di solidarietà reciproca, di orgoglio nazionale e rispetto nei confronti delle istituzioni, che stanno dimostrando di volere affrontare la crisi in modo serio e razionale. Vedo i miei figli: hanno tra quindici e vent’anni ed è la prima volta che stanno percependo che c’è uno stato e ci sono dei politici. Questo è un bel segnale dopo anni di misure populiste e decenni di governi che tagliano sulla sanità con risultati che oggi sono sotto gli occhi di tutti.

Balocco
(Courtesy Balocco)

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