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Style 26 Marzo, 2020 @ 10:15

Le passioni dell’imprenditrice Paola Santarelli tra arte e moda

di Forbes.it

Staff

La redazione di Forbes.Leggi di più dell'autore
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Paola Santarelli
Fare impresa per Paola Santarelli è stato naturale come bere un bicchier d’acqua. Imprenditrice nel settore delle costruzioni come da tradizione familiare paterna e materna, ha costruito negli anni un solido network anche nell’arte. Oggi, Paola Santarelli è presidente della Fondazione Dino ed Ernesta Santarelli Onlus, con sede a Villa Lontana, Roma. La Fondazione ha finalità di ricerca e divulgazione della storia dell’arte antica e della storia della città. Insieme all’arte, ora anche la moda. Nel 2015 infatti Paola Santarelli ha acquisito il brand Capucci, diventando di fatto azionista di maggioranza.

Quando ha iniziato a interessarsi al mondo dell’arte?

Sono nata con l’arte negli occhi e rapidamente ha raggiunto il cuore. Vivevamo all’Aventino dove, in un ampio corridoio, vi era una antica fontana con una testa di Bacco del I secolo ornata da grappoli d’uva. Questa testa era appartenuta a mia nonna materna e poi a mia madre e sin da piccola ogni volta che vi passavo davanti, cercavo di arrampicarmi per accarezzare il volto di Bacco. Sulle pareti della sala da pranzo molti dipinti della scuola Romana, che mio padre amava, partecipavano alle nostre conversazioni. Ho avuto la fortuna di nascere e crescere a Roma dove tutto è profondamente intriso d’arte. Quando ero ragazza portavo sempre con me una piccola guida delle chiese di Roma, e spesso la consultavo e cercavo di visitare quella a me più vicina. Mi stupivo quando i miei coetanei per darsi appuntamento indicavano un cinema o un negozio, e quando suggerivo di vederci davanti a una chiesa, a meno che non si trattasse delle note quattro basiliche romane, difficilmente ci intendevamo sul luogo d’incontro.

La sua fondazione promuove la ricerca e la divulgazione della storia di Roma in Italia e all’estero. Quali sono le iniziative delle quali va particolarmente fiera?

La fondazione, che segue il percorso di una precedente associazione da me costituita, è stata istituita nel 2004 in ricordo di mio padre, Dino Santarelli, e poi è stato aggiunto il nome di mia madre, Ernesta D’Orazio Santarelli. E’ un’organizzazione no profit, nata con la finalità di favorire sostenere e promuovere la ricerca e la storia artistica di Roma, in Italia e all’estero, con riferimento a opere che connotano la nascita e la crescita di Roma nell’intero bacino mediterraneo e fino all’inizio dell’800. Promuoviamo mostre, ricerche, edizioni di volumi artistici e borse di studio per studenti bisognosi e meritevoli, e dedichiamo particolare attenzione a opere umanitarie e per l’infanzia. Le opere di scultura spaziano dall’età Tolemaica fino all’inizio del XIX secolo, con particolare interesse per la statuaria romana, i marmi colorati della Roma imperiale (frammenti architettonici e campionari), la glittica e recentemente la pittura su pietra. La raccolta di glittica, che spazia nell’arco di cinque millenni, è conservata nel museo più antico del mondo, i Musei Capitolini, dove vi è un primo ambiente –Wunderkammer che custodisce le opere dal periodo Mesopotamico, in ordine temporale fino all’inizio del 1800, e un secondo ambiente con la didattica, i totem didascalici e un filmato illustrativo. Mi fa piacere vedere dalle finestre dove sono esposte le nostre opere, la casa di Piazza dell’Aracoeli, dove a lungo ha abitato mia madre con la sua famiglia D’Orazio. Lo spirito del nostro collezionismo iniziato da mia nonna Santa D’Orazio, proseguito da mia mamma Ernesta e ampliato significativamente da me (di recente sono coadiuvata da mia figlia Vittoria), è animato dal pensiero di riportare a Roma opere artistiche, che da Roma discendono, e di renderle fruibili con esposizioni e prestiti a musei italiani e del mondo. Le iniziative culturali le perseguiamo fin dagli anni ’90 e ho il piacere di ricordare la bellissima esposizione -I marmi colorati della Roma Imperiale- nel 2002 nei mercati di Traiano a Roma. Il primo libro d’arte è stato realizzato nel 2003 dal professore Antonio Giuliano, “Studi normanni e federiciani”, e mi ha dato la possibilità di instaurare con una persona di cosi ampia conoscenza, una profonda amicizia che prosegue con la sua famiglia. Da allora sono stati editi numerosissimi volumi e abbiamo partecipato a mostre a Roma, in Italia, e tra le mostre all’estero ricordo quelle a Parigi, Londra, Madrid, Monaco, Stati Uniti, in alcune città del Brasile e a Singapore. In seguito al terremoto del centro Italia, dal 2016 ci siamo molto impegnati per Amatrice e abbiamo realizzato con il professor Alessandro Viscogliosi del dipartimento di storia dell’architettura, restauro e conservazione dei beni architettonici dell’Università La Sapienza di Roma “Amatrice, Storia Arte e Cultura”, i cui ricavati sono stati devoluti alla popolazione locale. E’ stato realizzato un plastico dell’antico borgo, che servirà come base di studio per la ricostruzione della cittadina ed è allestito all’interno della sede provvisoria del Comune di Amatrice. Nel 2019 è stato pubblicato il volume “Amatrice con gli occhi di prima”, ed è di prossima pubblicazione il volume “Amatrice 2.0”, che consentirà di vedere Amatrice com’era fino ai primi di agosto del 2016. Seguirà il volume sulla bellissima chiesa di San Francesco per la quale ci stiamo battendo per l’art bonus e il successivo fundraising. Tra le mostre realizzate, una mostra simbolica di Roma e il suo percorso eterno è Roma Aeterna che ha avuto inizio a Roma da Palazzo Sciarra in collaborazione con la Fondazione Roma nel 2012 “Sculture della Fondazione Santarelli e Federico Zeri” per poi essere esposta a Basilea nel 2014 nell’Antikenmuseum, nello stesso periodo di Art Basel. E’ stata successivamente presentata al museo d’arte di Mendrisio nel 2015 con gli allestimenti a cura del noto architetto Mario Botta, poi nel Museo Nazionale Sloveno a Lubiana, quindi a Tblisi nel National Museum e ora, in attesa dell’inaugurazione, a Novi Sad in Serbia. Queste ultime mostre sono state realizzate in collaborazione con il ministero degli affari esteri e in particolare con l’ambasciatore italiano e l’istituto di cultura italiana nei paesi ospitanti e, la mostra Roma Aeterna, con le evoluzioni espositive e alcuni cambiamenti di opere, proseguirà a Buenos Aires nel museo Nacional de Bellas Artes, e successivamente a Montevideo in Uruguay e Seul. Dal 2022 questa mostra verrà esposta nelle principali capitali del Nord Europa e per avvicinarci alla loro tradizione artistica verrà ampliata con maggiori opere dal 1600 a inizio 1800. Questo mi sembra un piccolo esempio di come far fruire e apprezzare la nostra storia artistica ad altre nazioni che hanno differenti tradizioni e sensibilità nell’arte.

Nel 2010 è stata nominata Cavaliere del Lavoro: cosa ha significato per lei?

E’ stata una grande emozione e gioia ricevere questa onorificenza da parte del Presidente della Repubblica Napolitano, che pensavo venisse conferito alla fine della carriera di un imprenditore, evidentemente sbagliavo. Questo riconoscimento mi rende ancora più responsabile nelle attività che svolgo e attenta verso i giovani che si affacciano al mondo del lavoro.

So che anche sua figlia Vittoria ama il mondo del bello e infatti oggi è curatrice di arte contemporanea. Vi trovate spesso a lavorare insieme?

Mia figlia è cresciuta in una famiglia in cui il collezionismo d’arte, principalmente classica, viene tramandato dalla sua bisnonna lungo il ramo femminile della famiglia. Finita la scuola si è iscritta a Storia dell’Arte alla Sapienza e si è laureata con la professoressa Carla Subrizi nel 2013. Nel 2018 è tornata a vivere a Roma dopo aver studiato curatela d’arte contemporanea al Royal College of Art di Londra e lavorato per due anni in India a diversi progetti indipendenti come curatrice. Poco dopo essere tornata a Roma ha iniziato -Villa Lontana- un progetto d’arte contemporanea in collaborazione con la Fondazione Dino ed Ernesta Santarelli. Villa Lontana è uno spazio artistico indipendente che Vittoria cura insieme a Jo Melvin, considerando la collezione come un grande archivio per la serie di mostre che mirano a creare piattaforme fluide di incontro tra le opere della collezione Santarelli e pratiche artistiche contemporanee. Il programma curatoriale include pubblicazioni, edizioni di artisti e progetti sonori e recentemente Vittoria ha avviato Villa Lontana Records, un’etichetta discografica indipendente che si focalizza sulla produzione di nuovi suoni, dall’elettroacustica alla poesia sonora e performance. Ha accettato di diventare segretaria generale della Fondazione Santarelli e credo sia molto importante la sua figura poiché ha iniziato un dialogo tra l’antico e la contemporaneità avvicinando le radici al nuovo anche per farle comprendere ai più giovani.

Come vede il mercato dell’arte in Italia nei prossimi 5 anni?

Se mi avesse posto questo quesito pochi mesi fa avrei risposto in modo positivo e propositivo. Quest’ultimo, repentino e globale cambiamento, dovuto alla pandemia, ha trasmesso alle persone un grande senso di insicurezza e cambia le prospettive del pensiero. Sono fiduciosa che tutto possa evolversi positivamente, anche se non potendo viaggiare liberamente cristallizzerà anche il campo dell’arte dove è molto importante il confronto, come anche per tutto il mercato globale. Tuttavia l’arte sarà sempre una salvifica per l’anima. Sono molto fiera di come noi italiani ci stiamo comportando e dell’eccellenza del nostro sistema sanitario e di tutte le persone che stanno lavorando in emergenza, alle quali siamo tutti molto grati.

Oltre all’arte, la moda. Una passione che nel 2015 ha portato all’acquisizione del marchio Capucci. Come mai questa scelta?

Sin da piccola conoscevo il maestro Roberto Capucci, mia madre frequentava il suo atelier, e sia io che mia sorella abbiamo indossato per i nostri matrimoni due creazioni realizzate da lui. Una storia artistica meravigliosa, uno scultore della moda. Due famiglie romane, quella del maestro e la mia, due fondazioni dedite all’arte che conservano al loro interno abiti unici e sculture. Ho accolto l’idea di seguire le due realtà che hanno un linguaggio comune legato a Roma. Sculture di seta da un lato e di pietra dall’altro.

Quali sono gli obiettivi strategici che coinvolgeranno il restyling del brand?

In un mondo di giganti nel fashion noi abbiamo una delle storie più importanti e durature. Artigianalità, unicità e qualità per un progetto completamente made in Italy. Uno sviluppo volutamente graduale, un po’ fuori dalle regole del sistema moda che peraltro Roberto Capucci non ha mai voluto seguire.

E da un punto di vista stilistico? Cambierà qualcosa nella direzione creativa?

Ovviamente dal punto di vista stilistico si continua nella direzione dell’alta moda che ispira anche il progetto del prêt-à-porter, che vogliamo proporre e far conoscere anche alle generazioni più giovani. Alla direzione stilistica c’è un team di donne con base a Roma: Antonine Peduzzi e Luisa Orsini sono le creative director, Valeria Giampietro è l’art director e mia figlia Vittoria Bonifati si occupa della supervisione artistica, lavorando molto con l’archivio Capucci ed è la persona che ha messo insieme questo nuovo team.

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