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Alessandro Di Battista parla alla stampa dopo l'uscita dei primi dati elettorali.

"Non staremo fermi, da domani lavoreremo in modo da arrivare al primo atto della legislatura". Ieri sera il quartier generale del Movimento 5 stelle, raccontato su Repubblica da Annalisa Cuzzocrea, aveva molto da festeggiare: la formazione di Luigi Di Maio ha sfondato quota 31% alla Camera, facendo il pieno di voti al sud, ed è diventata il primo partito d'Italia. Per questa ragione, basta l'aritmetica per spiegare che – per arrivare alla maggioranza di 158 voti su 315 al Senato, e di 316 su 630 alla Camera – il M5s manterrà il pallino di questa legislatura, scegliendo come spendere il suo bacino di voti e determinando le caratteristiche del prossimo esecutivo. Gli analisti hanno individuato le tre possibili casistiche che seguono.

Un'alleanza M5s-Lega

Ipotesi paventata dai moderati, si reggerebbe, oltre che sui numeri, su un programma convergente fatto di linee guida care a entrambi i partiti: riduzione delle tasse, abolizione della riforma Fornero, stop dell'immigrazione, pugno duro con l'Europa, aumento del deficit. Eppure, questo rimane uno scenario inviso a una parte dei 5 stelle e complicato dalla geografia dei risultati alle urne, che vede una Lega fortissima al nord e i grillini che spadroneggiano al sud: difficile fare di necessità virtù con un programma di governo condiviso, specie dopo un post sul blog di Beppe Grillo che sabato attaccava il partito di Salvini. Al momento, peraltro, la Lega è ancora in coalizione con una forza moderata, i berlusconiani di Forza Italia, che di certo non vede di buon occhio i grillini.

Un'alleanza M5s-Pd (e LeU)

I nemici giurati della precedente legislatura riuniti attorno allo stesso tavolo, si immagina in streaming: una coalizione di governo Movimento 5 stelle-Partito democratico potrebbe avere la maggioranza assoluta nelle Camere, anche se non larga (la situazione sarebbe migliore in caso di appoggio di Liberi e Uguali, la formazione di Pietro Grasso che si è fermata attorno al 3%). Se messo in atto, l'accordo potrebbe essere imperniato sull'elezione di un 5 stelle a presidente della Camera (i giornali in questi giorni hanno fatto molto il nome di Roberto Fico), attorno a cui coagulare una maggioranza "di sinistra". Tuttavia, a un Pd di governo il M5s chiederebbe la testa di Matteo Renzi, al quale comunque il risultato elettorale lascia poco spazio di manovra (si parla di dimissioni, e dell'annuncio di Graziano Delrio come nuovo segretario-traghettatore del partito).

Un governo di scopo

Sotto la regia del Quirinale e del presidente Mattarella, potremmo assistere alla nascita di un governo di unità nazionale tra Cinque stelle, Pd, Forza Italia, e forse Liberi e Uguali e +Europa di Emma Bonino. Si tratterebbe di un esecutivo di larghe intese con una finalità specifica – una nuova legge elettorale, magari – ma difficile da mettere in atto, per il diverso peso elettorale (e le diversissime vedute) dei partiti coinvolti. Difficile che quest'ipotesi riesca a sposarsi col dna del Movimento di Di Maio, che ora vuole condurre i giochi da protagonista e mettere a frutto il trionfo elettorale di ieri.