Courtesy Gran Turismo

Gran Turismo Sport.

“Correrò per la Williams, ho appena firmato”. Vincenzo Mangano lo confessa con una voce che diresti controllata, se solo altre volte l’avessi sentita un po’ più alta. Come sempre il pilota siciliano, noto in pista come Giorgio_57, è calmo, calmissimo, anche se sono passati pochi minuti da un annuncio che scombussolerebbe chiunque: 20 anni, originario di Nicolosi, vicino Catania, non è solo uno dei 10 giocatori più veloci al mondo di Gran Turismo Sport, la simulazione automobilistica che ha valso una laurea honoris causa in Ingegneria del veicolo al suo creatore, l’ex pilota professionista Kazunori Yamauchi; il “sim driver” – così sono chiamati i corridori da simulatore – siciliano è uno dei primi cinque piloti che scenderanno in pista sfoggiando i colori ufficiali della Williams Esports, la squadra dedicata al videogioco competitivo della scuderia britannica.

Il suo ingaggio è stato ufficializzato venerdì al Nürburbring Boulevard, il complesso a pochi metri dal leggendario tracciato in cui Niki Lauda nel 1976 conobbe le fiamme dell’inferno. Lì, per tre giorni, si è tenuta la tappa inaugurale del Gran Turismo World Tour 2018, l’evento in cui i migliori 30 giocatori al mondo si sono sfidati ricordando ancora una volta quanto, oggi, lo sport e la sua versione elettronica si intersecano su diversi piani. Non è un caso che durante le gare digitali si corresse anche il Campionato Adac, la endurance di 24 ore più importante fra quelle ospitate oggi sulla pista tedesca.

Proprio mentre Mangano diventava pilota Williams, un altro italiano trionfava: Matteo Paolini, al volante di una Toyota Supra Concept Gr. 3 e – con i compagni Patrick Weking e il due volte campione del mondo di Gran Turismo Pierre Lenoir – saliva sul terzo gradino del podio della Coppa costruttori. Un risultato merito innanzitutto dell’autorevole inizio gara del 29enne di Brenna, Como.

E sebbene la realtà dica che il professionismo full time è ancora là da venire – Mangano studia Scienze umane e Paolini è un odontoiatra – ingaggi come quelli della Williams Martini Racing confermano quanto il traguardo potrebbe essere più vicino del previsto: con un comunicato diffuso venerdì, la scuderia britannica non solo ha confermato i nomi dei suoi primi sim driver ufficiali, ma ha anche dichiarato di volerli schierare in tutti i racing game più importanti, e di voler mettere a loro disposizione le proprie strutture di allenamento, oltre alla competenza di piloti professionisti come Robert Kubica.

Per chiunque segua l’eSport, l’interessamento di un team prestigioso come quello inglese non è una sorpresa: Nielsen conferma che dal 2006 il gaming agonistico ha collezionato più di 600 accordi di sponsorizzazione, di cui 360 in ambito tecnologico, una cinquantina con bevande non alcoliche e oltre 40 con media online. Nel 2014 il business ha accelerato grazie ai primi investimenti di Red Bull e McDonald’s. “Dai 235 milioni di dollari del 2017" – conferma Jurre Pannekeet, analista di Newzoo – "prevediamo che le sponsorizzazioni arriveranno a 754 milioni nel 2021”.  Intanto i 694 milioni attesi entro fine anno arriveranno dal food and beverage e da aziende di hardware tecnologico – leggasi Samsung, o Sony – ma soprattutto dai colossi mondiali della telefonia e dell’abbigliamento, dal settore finanziario e dall’automotive.

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Matteo Paolini e Giorgio Mangano.

Ecco il perché degli ingaggi targati Williams: se non stupiscono gli investimenti crescenti da parte di aziende del settore food, oppure quelli di Adidas, Nike e Under Armour, marchi tradizionalmente legati all’ambito agonistico, ancora meno deve sorprendere la calata negli eSport di Mercedes, Bmw o Volkswagen e, appunto, della storica scuderia britannica. Un paio di mesi fa, è stato il gruppo Renault a stringere un accordo col Team Vitality, organizzazione francese con squadre in discipline elettroniche diverse e fresca di un round di finanziamento da 2,5 milioni di euro. Secondo Bastien Schupp, vicepresidente Global Brand Strategy and Marketing Communications della casa automobilistica, “la partnership con un’organizzazione solida aiuterà Renault a capire l’audience dell’eSport più di quanto avrebbe permesso la creazione di una squadra ex novo”.

La spiegazione è semplice: rinnovare il proprio pubblico è obbiettivo obbligatorio di chi non vuol chiudere bottega andatosene (per sempre) l’ultimo vecchio cliente. Oggi gli eSport sono la sintesi dell’eterno fascino per la competizione, dell’intrattenimento tradizionale e dei due passatempi più diffusi sotto i 25 anni: videogiocare e guardare chi lo fa. È lo stesso motivo per cui bolidi di marca fanno bella mostra nei film destinati a una fascia di pubblico anagraficamente bassa: mai notato, al cinema, che Batman e Iron Man salvano il mondo su Chrysler o Audi fiammanti? O che l’anno scorso, a organizzare un torneo nazionale di Pro Evolution Soccer, sia stata Banca Intesa? È la necessità di sedurre un pubblico giovane altrimenti difficile da intercettare.

I risultati parlano chiaro: “Se nel 2017" – conferma Pannekeet – "gli investimenti di marchi extra settore hanno costituito il 67% delle entrate complessive dell’eSport, nei primi 3 mesi del 2018 siamo già oltre il 68%. Si tratta di sponsorizzazioni di alto livello, con budget molto più consistenti di quelli delle aziende cosiddette endemiche”. È una riflessione che nel paddock e negli uffici Williams qualcuno deve aver già fatto. Ma che sembra non interessare così tanto Vincenzo Mangano: in chiusura della tre giorni al Nürburgring i risultati parlano chiaro: il giocatore di Gran Turismo Sport più veloce d’Europa è lui. “Il team Williams era qui per guardarmi”, dice. E come al solito la sua voce è calma. Calmissima.