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Trending 25 Marzo, 2020 @ 3:45

Dyson produrrà respiratori artificiali per il sistema sanitario inglese

di Forbes.it

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James Dyson
James Dyson

di David Dawkins per Forbes.com

Il miliardario inglese Sir James Dyson è diventato l’ultimo imprenditore in ordine di tempo a prestare le capacità e le risorse della sua azienda alla battaglia contro il coronavirus negli ospedali del Regno Unito.

Un portavoce di Dyson ha confermato a Forbes che l’imprenditore “ha risposto” alla richiesta di sostegno del governo e lavorerà per “progettare e produrre” un nuovo ventilatore polmonare strettamente necessario.

I ventilatori polmonari, noti come respiratori artificiali, sono cruciali per supportare la vita dei pazienti affetti da Covid-19 in condizioni critiche.

La richiesta di ventilatori è arrivata dopo che il Dipartimento per la salute e l’assistenza sociale del Regno Unito ha avvertito che gli 8.175 dispositivi segnalati come attualmente disponibili per i 60 milioni di persone in Gran Bretagna e Irlanda del Nord non sono sufficienti. Questa settimana il dipartimento ha chiarito le specifiche tecniche per il tipo di ventilatori polmonari che ritiene possano essere rapidamente prodotti e implementati in tutto il paese.

La chiamata a creare ciò che è necessario ha raggiunto anche gli altri membri del mondo imprenditoriale. Lunedì il colosso bancario HSBC ha dichiarato che sarebbero stati erogati prestiti rapidi per le startup che intendevano affrontare la sfida e sostenere la domanda senza precedenti negli ospedali del Regno Unito.

Con solo 8.000 unità, il Regno Unito affronta una grave carenza di respiratori automatici. Gli Stati Uniti possono contare su 160.000 ventilatori (per una popolazione di 320 milioni) e altri 12.700 nella sua riserva strategica nazionale. L’American Hospital Association ha stimato che 960.000 americani potrebbero aver bisogno di affidarsi a dispositivi medici per facilitare la respirazione durante la pandemia di coronavirus.

Conosciuto soprattutto per il suo aspirapolvere senza sacchetto e per gli asciugatori per le mani, Dyson con i 60 prodotti di consumo ha generato vendite per 5,8 miliardi di dollari nel 2018. L’imprenditore impiega oltre 5.800 ingegneri in tutto il mondo e afferma di investire circa 10 milioni di dollari a settimana nello sviluppo prodotti.

La sfida di Dyson

Il portavoce di Dyson descrive il loro compito come “un progetto estremamente complesso che viene intrapreso in un lasso di tempo davvero impegnativo”. Aggiungendo: “Abbiamo messo a disposizione competenze nella ventilazione, motori, sistemi di alimentazione, produzione e catena di distribuzione e stiamo lavorando con la società attiva nel campo dello sviluppo di tecnologie mediche TTP – The Technology Partnership con sede a Cambridge”.

Dyson ha confermato che i ventilatori saranno testati in laboratorio e sugli esseri umani e una volta completato il progetto, sarà possibile “aumentare il volume di produzione” per rispondere all’urgenza.

Uno dei pochi imprenditori tecnologici britannici a raggiungere lo status di miliardario, Dyson ha un patrimonio netto stimato di $ 5,8 miliardi. Tuttavia, nell’ottobre dello scorso anno, Dyson ha subito una grave battuta d’arresto dopo aver abbandonato i piani per la costruzione di auto elettriche, comunicando al personale che il progetto non era “commercialmente praticabile”.

Dyson non è inoltre il primo imprenditore a riconoscere la necessità di più ventilatori. Ieri Elon Musk di Tesla ha confermato di aver spedito 1.200 ventilatori dalla Cina a Los Angeles.

Musk ha confermato su Twitter: “Sì, la Cina ha avuto un eccesso di offerta, quindi venerdì notte abbiamo acquistato 1255 ventilatori ResMed, Philips e Medtronic approvati dalla Fda e li abbiamo spediti a Los Angeles. Se hai necessità di installare un ventilatore gratuito, faccelo sapere!”.

Business 13 Ottobre, 2019 @ 9:51

Perché Dyson ha detto addio al sogno di costruire un’auto elettrica

di Emiliano Ragoni

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L’auto elettrica è diventata una moda, spesso associata ad un nuovo concetto di mobilità, interconnessa, digitale e condivisa; le case automobilistiche si stanno avviando ad immettere le proprie auto elettriche sul mercato, sia per motivi legati ai limiti di emissioni, sia perché ormai è diventata quasi una necessità nei confronti degli stakeholder.

Ma, ovviamente, al di là della minore complessità del motore elettrico rispetto alla controparte endotermica, la filiera dell’auto rimane sempre la stessa. Ed è dannatamente complicata, oltre a richiedere ingenti investimenti a fronte di marginalità ridotte.

Ci è cascata addirittura anche la Apple, che avrebbe voluto realizzare la propria elettrica, salvo poi cambiare idea per via degli ingenti costi di sviluppo, ripiegando sullo sviluppo di un sistema di guida automatizzata.

Quella di James Dyson, padre-padrone dell’azienda inglese che produce aspirapolveri, è un’avventura del tutto simile a quella della Apple. Infatti, nonostante tutte le buone intenzioni e il massiccio intervento di pianificazione, la Dyson ha deciso di abbandonare il sogno di produrre la propria auto elettrica chiudendo la divisione automotive. Il motivo? Chiaramente gli eccessivi costi di sviluppo.

Eppure la Dyson stava facendo le cose davvero in grande e dopo aver annunciato la volontà dl produrre una propria auto elettrica, nel 2017, aveva stanziato un budget di 2,2 miliardi di euro, cifra che doveva essere utilizzata per l’ingegnerizzazione di un modello entro il 2020.

Inoltre James Dyson aveva creato un team di 500 ingegneri capeggiati dall’ex dirigente di BMW e Infiniti, Roland Krueger. Infine, con l’obiettivo di avere un maggiore controllo su tutta la catena di fornitori, oltre che per la vicinanza al maggiore mercato dell’auto elettrica, la compagnia inglese aveva spostato la sede a Singapore.

Stando ai disegni trapelati la scorsa estate, l’auto elettrica della Dyson doveva essere una sorta di suv-crossover di lusso dalle inedite proporzioni e, al posto della classica batteria agli ioni di litio, doveva essere alimentata da un accumulatore allo stato solido (tipologia di batteria oggi ancora in fase di sperimentazione).

Purtroppo l’investimento della Dyson e il suo know-how nelle batterie non è bastato per portare a termine il suo avveniristico progetto. D’altronde, tanto per fare un paragone, il gruppo Volkswagen per la sua transizione verso l’auto elettrica ha messo in campo una spaventosa potenza di fuoco, utilizzando le varie joint venture in Cina e sfruttando le sinergie tra i suoi brand, e mettendo sul piatto un investimento di oltre 80 miliardi di dollari.

Tanto per citare un altro esempio di “nuove” case automobilistiche che hanno tentato la loro avventura nel settore dell’elettrico, la stessa Nio, la compagnia americana con capitali cinesi, sta incontrando grosse difficoltà economiche ed è arrivata a licenziare un quinto della sua forza lavoro. Oppure la Faraday Future, inizialmente soprannominata la “Tesla cinese”, che è stata perennemente sull’orlo del fallimento.

Senza dimenticare le difficoltà economiche della Tesla che, pur raggiungendo dei record di produzione con la berlina Model 3, presenta delle trimestrali quasi sempre in rosso.

Produrre auto rimane tutt’altro che un gioco e le aziende che decidono di investirci devono mettere in conto maxi investimenti iniziali e un ritorno economico che, se confrontato a quello dell’elettrica di consumo, è decisamente marginale.